Ogni imprenditore o responsabile di azienda, prima o poi, si scontra con questo dubbio. La spesa per il Marketing, in particolare per il Digital Marketing, deve necessariamente rientrare in azienda portando dei nuovi clienti.
I calcoli per arrivare a stabilire il budget possono essere complessi, ci sono decine di metodi differenti per applicare un algoritmo al valore dell’acquisto medio del cliente, al numero di acquisti annuali, alla percentuale di ritorno…
Lasciamo queste presentazioni da Power Point a chi ne sa molto più di noi, ma permetteteci di portare solo qualche esempio, dato solo ed esclusivamente dall’esperienza acquisita negli anni. Se non vi riconoscete in nessuna fra le descrizioni è già molto, d’altro canto noi abbiamo voluto mettere in luce solo i possibili errori, e non elencare le moltissime imprese ottimamente organizzate nell’area Digital Marketing e Advertising.

Micro Azienda: “Faccio tutto io”

Sono molte le aziende in questa categoria. L’imprenditore, o libero professionista, pensa a tutto da solo. Si occupa di annunci Facebook e pubblica su Instagram, se va bene ha un account Google ADS e forse Bing, spende a caso qui e là, blocca tutto non appena vede che il budget va oltre i 100 euro, iniziando di nuovo da capo dopo che in due o tre settimane non ha avuto nemmeno un cliente.

Scrive sui social e si trova a proprio agio su Linkedin, ma non fa altro che tentare di proporre il proprio prodotto o servizio a quelli che lo seguono: peccato si tratti di altri liberi professionisti o micro imprenditori, disinteressati a qualsiasi nuovo investimento. I post vanno immancabilmente a finire nella politica, o – assurdo ma è proprio così – a parlar male dei propri clienti: “quello mi ha fatto perdere 3 ore per un preventivo, poi non si è più fatto sentire”. “Quell’altro mi ha chiesto un incontro, ci sono andato, poi è sparito”.

Il top è quando i clienti, in cerca di informazioni sull’impresa, trovano per forza questi commenti aggressivi sui social.

La frase chiave: “Io non ho bisogno di nessun consulente, faccio tutto da solo e l’ho sempre fatto. Che ci vuole a mettere un annuncio su Facebook?”

Risultato:

  • Tempo perso: 15/20 ore al mese minimo. Quanto vale ogni ora di lavoro?
  • Soldi persi inutilmente: da 0 a 300 euro al mese.

Media Azienda: “Siamo ben organizzati con i nostri dipendenti”

Alla domanda, l’amministratore delegato di una media impresa, di solito, risponde che della parte web si occupa l’area informatica. Solo dopo capisce che si sta parlando di Marketing Digitale, e rimanda quindi ai dipendenti che ha scelto personalmente (senza conoscere la materia, ma basandosi su “sensazioni personali”) per seguire un aspetto aziendale che forse considera meno importante della macchinetta per erogare i caffè sul pianerottolo.

Lo staff “Digital Marketing” e IT nella media azienda

Giampiero: si occupa della sicurezza, ma in passato ha detto di intendersene di computer, e che ha realizzato da solo il sito web della sua band, gli “Zigoti”. Il sito è piaciuto molto all’amministratore delegato, che ne ha apprezzato i colori, anche perchè non è andato oltre la home page. Giampiero è il responsabile del sito web aziendale, dell’ecommerce, e già che ci siamo tiene i rapporti con le ditte esterne che si occupano di assistenza tecnica. Costo di Giampiero: 30% del suo stipendio lordo, circa 800€ al mese.

Amanda: dato che ha un proprio profilo Instagram, dove ama scattare foto in posa con addosso una nota marca di costumi da bagno, ha attirato l’attenzione dell’amministratore delegato, che l’ha cercata, e trovata, durante un momento di attesa al bar, mentre la moglie finiva di provare un vestito nell’atelier di fronte. Se Amanda è così brava con il suo account Instagram, con il quale ha addirittura 6580 followers, perchè dovrebbe andare meno bene con l’account aziendale? Amanda è diventata responsabile dell’account Instagram aziendale, dove ha appena pubblicato un paio di immagini, con commenti che farebbero rabbrividire un professore di italiano delle medie. Già che è brava con i social, la sua passione è stata spostata anche sull’account di Facebook aziendale, per cui controlla la spesa pubblicitaria di circa 5 euro al giorno, Linkedin, con otto followers, e altri social che nessuno ricorda, con profili aperti e poi dimenticati. Costo di Amanda: 50% del suo compenso lordo, ma tanto Amanda è una tirocinante, costa solo 400 euro al mese.

Nadia: non ha nulla a che vedere con l’informatica, nel senso che non le piace e non ha mai approfondito oltre il proprio account di Facebook, ma si è trovata due anni fa “incastrata” perchè la persona che si occupava delle mailing list è stata licenziata appena prima di un evento importante. Per fortuna ha un fidanzato, Egidio, che ha un MAC OSX di ultima generazione, e con pazienza le ha spiegato i passaggi per arrivare a inviare le mailing list con uno strumento commerciale, “Mail Stamp”, che è stato acquistato sempre durante la stessa emergenza di due anni fa. Nadia impiega poco del suo tempo per le mailing list, e se ha qualche problema chiama il fidanzato, che risolve in remoto e senza “dare nell’occhio”. Costo di Nadia il 15% del suo stipendio lordo da assistente contabile, 200 euro. Costo del software per la spedizione delle mailing list (spedizione che va a circa 160 nominativi): 100 euro al mese.

La Ditta Falcazzi: la nostra media impresa ha un server, acquistato nuovo nel 2012 a 6500 euro, più annessi e connessi per altri 3000 euro. L’amministratore considera il server come un’entità in pare angelica, in parte demoniaca. Non mette nemmeno in dubbio le fatture della ditta Falcazzi, che ogni mese scrivono un totale di 590 euro per assistenza, aggiornamenti, telecontrollo. Inoltre, già che l’aveva in casa, ha fatto completare alla ditta Falcazzi la rete WiFi aziendale, perchè in alcune stanze non arrivava bene il segnale. La ditta ha consigliato un sistema Cisco che “anche la NASA utilizza” per 12.000 euro. Incluso il montaggio, ma esclusa l’assistenza. L’amministratore, non sapendo nemmeno di cosa stessero parlando, ha dato il suo nullaosta.

La frase chiave: “Non abbiamo bisogno di nulla, facciamo tutto in casa con i nostri dipendenti.”

Risultato:

  • Giampiero: 800 euro/mese
  • Amanda: 400 euro/mese
  • Nadia: 200 euro/mese
  • La Ditta Falcazzi: 590 euro/mese
  • Ore di mancato lavoro perchè il server si è bloccato: 25 / mese (quanto valgono?)
  • TOTALE 1990 euro/mese + valore delle ore di blocco

 

Quindi…

Avrete capito che abbiamo voluto un po’ scherzare, senza prendere troppo sul serio le situazioni che – in realtà – esistono davvero.

Non si capisce come mai per internet, e in generale l’informatica, tranne quando si parli di “server”, tutti più o meno possano occuparsi di tutto. Quello che vogliamo sottolineare è come la mala gestione determinai una enorme perdita di denaro e di tempo.

Con lo stesso budget, rivolgendosi a una sola interfaccia, una sola ditta come Lolli Group, non si può che ottenere un vantaggio economico non da poco, e soprattutto un livello di assistenza completo, come raramente si trova sul mercato.

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